CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Friday, January 12, 2018

GRAVINA DI PUGLIA ANNULLATA LE ELEZIONI DAL T.A.R. DI BARI https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=KFTDLISANG5JK5DWDNI6MV4R3Y&q=GRAVINA

N. 00066/2018 REG.PROV.COLL.   N. 00856/2017 REG.RIC


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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 856 del 2017, proposto da:
Domenico Franco Romita, Angelo Salvatore Petrara, Raffaele Moretti, Francesco Massari, Ignazio Cassano, Emilia Paternoster, rappresentati e difesi dagli avvocati Giovanni D'Innella, Gaetano Di Muro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni D'Innella, in Bari, via Putignani, n. 118; 
contro
Comune di Gravina in Puglia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Lucia Lorusso e Vito Spano, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giacomo Valla, in Bari, via Quintino Sella, n. 36; 
nei confronti di
Alesio Valente, Salvatore Capone, Francesco Colonna, Vincenzo Di Meo, Annamaria Iurino, Mariella Lupoli, Maria Nicola Matera, Giuseppe Vitucci, Felice Lafabiana, Paolo Calculli, Vincenzo Meliddo, Angelo Lapolla, Luigi Lorusso, Angela Moramarco, Domenico Calderoni, Maria Filippa Digiesi, Silvano Burdi, rappresentati e difesi dall'avvocato Franco Gagliardi La Gala, con domicilio eletto presso il suo studio, in Bari, via Abate Gimma n. 94;
Nicola Bellino, Francesca Carducci, Raffaella Colavito, Paolo D'Addario, Grazia Digioia, Filippo Ferrante, Maria Eufemia Franco, Maddalena Grillo, Filippo Loizzo, Giovanni Manco, Luisa Martoccia, Giovanni Mazzarella, Giuseppe Parisi, Luigi Quercia, Pietro Ricciardi, Matteo Vincenzo Spirito, Mario Toriello, non costituiti in giudizio; 
e con l'intervento di
ad opponendum:
Grazia Laico, Claudia Stimola, rappresentati e difesi dall'avvocato Franco Gagliardi La Gala, con domicilio eletto presso il suo studio in Bari, via Abate Gimma N.94; 
per l'annullamento
- del verbale n. 15G/2017 del 12 maggio 2017, avente ad oggetto “Elezione del sindaco e del Consiglio Comunale del Comune di Gravina di Puglia dell’11 giugno 2017. Esame della Lista dei candidati alla carica di sindaco e di Consigliere Comunale denominata “Gravina On””, con il quale la Terza Sottocommissione Elettorale Circondariale di Altamura ha deliberato di approvare ed ammettere alla competizione elettorale la lista su indicata
- del conseguenziale verbale di proclamazione alla carica di sindaco e degli eletti alla carica di consigliere comunale;
nonché
- dell’intero complesso delle operazioni elettorali e di tutti gli atti del relativo procedimento, irrimediabilmente alterato, nei sui esiti, dalla partecipazione alla competizione elettorale della su indicata lista di candidati consiglieri, collegata al sindaco Alesio Valente, risultato eletto al primo turno con n. 14.198 voti, di cui n. 3.521 portati dalla lista “Gravina On”.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Gravina in Puglia, di Alesio Valente, di Salvatore Capone, di Francesco Colonna, di Vincenzo Di Meo, di Annamaria Iurino, di Mariella Lupoli, di Maria Nicola Matera, di Giuseppe Vitucci, di Felice Lafabiana, di Paolo Calculli, di Vincenzo Meliddo, di Angelo Lapolla, di Luigi Lorusso, di Angela Moramarco, di Domenico Calderoni, di Maria Filippa Digiesi e di Silvano Burdi, nonché l’atto d’intervento di Grazia Laico e di Claudia Stimola;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 gennaio 2018 la dott.ssa Maria Colagrande;
Uditi per le parti i difensori avv.ti Giovanni D'Innella e Gaetano Di Muro, per i ricorrenti, avv. Lucia Lorusso, per il Comune e avv. Franco Gagliardi La Gala, per i controinteressati;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1.- È impugnato l’esito della consultazione elettorale per l’elezione del Consiglio e del Sindaco del Comune di Gravina in Puglia perché l’ammissione alla competizione elettorale della lista “Gravina on”, collegata al Sindaco poi risultato eletto al primo turno, sarebbe illegittima per violazione del comma 1 dell’art. 3 della legge 25 marzo 1993 n. 81, secondo il quale La dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati al consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco per ogni comune deve essere sottoscritta da un numero di elettori variabile nel minimo e nel massimo sulla base del numero degli abitanti di ciascun Comune.
Secondo quanto asserito dai ricorrenti la dichiarazione di presentazione della lista “Gravina on” è stata sottoscritta su moduli separati e numerati progressivamente, solo il primo dei quali reca l’indicazione del candidato Sindaco ad essa collegato.
Resistono i consiglieri eletti controinteressati.
Il Comune intimato eccepisce preliminarmente l’irricevibilità del ricorso perché depositato il 1° agosto 2017, oltre il termine di trenta giorni dalla proclamazione del sindaco eletto, avvenuta il 29 giugno 2017. Ne eccepisce altresì l’inammissibilità e, in ogni caso, l’infondatezza.
All’udienza del 9 gennaio 2018, cui la causa è stata rinviata per consentire l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i consiglieri eletti, il Collegio, a contraddittorio integro, si è riservato per la decisione.
2.- Preliminarmente, va respinta l’eccezione di tardività del gravame sollevata dal Comune.
Il ricorso infatti risulta depositato entro il trentesimo giorno dall’atto conclusivo della consultazione elettorale – la proclamazione in data 19 luglio 2017 dell’elezione dei Consiglieri del Consiglio comunale - dal quale, ai sensi dell’art. 130 comma 1 del codice del processo amministrativo, decorre il termine per impugnarne gli atti.
3.- Ancora in via preliminare deve osservarsi che non è dirimente ai fini del decidere il fatto, allegato dalla difesa del Comune, che i voti della lista “Gravina on” potrebbero non essere stati determinanti ai fini dell’elezione al primo turno del candidato Sindaco ad essa collegato, avendo i ricorrenti impugnato anche l’elezione dei consiglieri comunali fra i quali risultano alcuni candidati della lista in questione.
L'interesse azionato dai ricorrenti (che hanno agito nella duplice qualità di cittadini elettori e di candidati non eletti) è dunque quello strumentale alla ripetizione della consultazione, che ritengono irrimediabilmente viziata nell’esito a causa dell’ammissione illegittima della lista che, risultata la più votata fra quelle in competizione, ha espresso il maggior numero di consiglieri (4 seggi) fra tutte le liste ammesse alla competizione.
Pertanto, l’illegittimità dell’ammissione della lista “Gravina on” e la conseguente invalidazione dei voti ad essa attribuiti, che concreta un vizio proprio dell'atto di proclamazione degli eletti (Consiglio di Stato Adunanza Plenaria 24 novembre 2005, n. 10), quand’anche non fosse tale da ridurre il numero dei voti validi attribuiti al candidato sindaco, eletto al primo turno, al di sotto della maggioranza assoluta dei voti espressi (ma l’eventualità non è verosimile alla luce dei risultati della competizione), travolgerebbe tutte le operazioni elettorali, proprio perché i ricorrenti censurano l’attribuzione alla lista in questione di 4 seggi consiliari.
Se si considera poi che la coalizione del sindaco eletto, appoggiato dalla lista “Gravina on”, ha conseguito 15 seggi, mentre 8 seggi sono stati attribuiti alla seconda coalizione più votata e 3 alla lista n. 18, è evidente che l’annullamento dell’ammissione della lista “Gravina on” sposterebbe un numero di seggi (si ribadisce: quattro) tale da alterare lo stesso assetto politico dell’organo consiliare.
3,- Nel merito il ricorso è fondato.
L’omessa indicazione - nei moduli recanti la sottoscrizione dei presentatori delle liste dei candidati alla carica di consigliere comunale- del nominativo del candidato sindaco ad esse collegato, non consente di ritenere che i sottoscrittori della lista fossero a conoscenza del collegamento con il candidato sindaco, tanto da poter esprimere il loro, politicamente convinto, appoggio alla candidatura di entrambi, tale essendo la ratio che ispira l’art. 3 della legge 25 marzo 1993 n. 81 (Consiglio di Stato, sez. V, 26 aprile 2011 n. 2453; Consiglio di Stato, sez. V, 14 novembre 2006, n. 6683).
È stata per questo ritenuta legittima, in casi analoghi, l’esclusione della lista la cui presentazione non rispetti i requisiti formali minimi - richiesti dalla citata disposizione - dei moduli a tal fine utilizzati e l’effettiva conoscenza in capo ai sottoscrittori dei dati mancanti non sia univocamente presumibile perché i fogli sono materialmente congiunti a quelli completi degli elementi prescritti, o sussista un riferimento testuale degli uni agli altri (T.A.R. Napoli, Sez. II, 5 maggio 2014, n. 2451; Consiglio di Stato., sez. V, 23 settembre 2005, n. 5011; Consiglio di Stato sez. V 3 marzo 2005 n. 835; Consiglio di Stato sez. V, 29 aprile 2011, n. 2556; TAR Catanzaro n. 633/2014 che ha ritenuto valida la presentazione di una lista seppure i moduli contenenti le sottoscrizioni fossero –come nella fattispecie- carenti delle generalità del candidato sindaco, essendo risultato sottoscritto un modello integrativo completo di detto elemento).
Nel caso in esame, dei 15 moduli contenenti le sottoscrizioni dei presentatori della lista “Gravina on”, solo il primo contiene le generalità del candidato sindaco e gli altri non sono ad esso in alcun modo connessi; ed anzi, su ciascun modulo è apposta la dizione “atto separato” e ognuno di essi reca –nella parte finale- l’autenticazione delle firme da parte del Presidente del Consiglio comunale uscente, a riprova del fatto che ciascuno di essi è stato formato in modo autonomo. Diversamente, l’autenticazione sarebbe stata apposta soltanto in calce all’ultimo dei moduli, ossia il quindicesimo.
Nessuna rilevanza decisiva può altresì attribuirsi alla nota del 19 settembre 2017 con la quale il funzionario che autenticò le firme delle dichiarazioni di presentazione della lista “Gravina on” (il presidente del Consiglio comunale allora in carica) dichiara che i 305 sottoscrittori presentatisi il 9 maggio 2017 nella sede municipale, esibendo copia dell’accordo di collegamento fra la lista “Gravina on” e il candidato sindaco, avrebbero avuto -prima della sottoscrizione- “diretta e compiuta cognizione sia della lista dei candidati …. sia del suo collegamento con la candidatura a sindaco del Sig. Alesio Valente”.
Pur prescindendo dalla plausibilità di una simile ricostruzione, trattasi di una dichiarazione postuma proveniente da un terzo, alla quale potrebbe -al più- attribuirsi una valenza indiziaria (fra le tante Consiglio di Stato sez. VI 27 luglio 2015 n. 3666) ma che non può in ogni caso ritenersi idonea a supportare una presunzione di conoscenza del collegamento tra lista e candidato sindaco, acquisita aliunde dai suddetti sottoscrittori.
La dichiarazione dei presentatori di una lista candidata alle elezioni deve inequivocabilmente esprimere la volontà politica degli autori, fondata sulla completa conoscenza degli elementi essenziali affinché a detta dichiarazione conseguano gli effetti giuridici voluti dalla legge.
Del resto, anche la giurisprudenza richiamata dai controinteressati e su citata (Tar Catanzaro n. 633/2014), laddove consente che un elemento essenziale tipico dell’atto possa indirettamente essere desunto da altri elementi, limita tale indagine al corpusdel documento in questione, il quale, se connesso ad altri, ne fa parte e ne mutua il contenuto (nella fattispecie era stato sottoscritto un modello integrativo; analoghi principi si traggono da Consiglio di Stato sez. V 22 dicembre 2014 n. 6237 sul tema consimile della procura alle liti).
Conclusivamente è illegittima l’ammissione della lista “Gravina on” alla competizione elettorale e tale vizio inficia tutti gli atti della consultazione elettorale che, pertanto, devono essere annullati.
Le spese di giudizio, in considerazione della natura della controversia, possono essere compensate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 9 gennaio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Giacinta Serlenga, Presidente FF
Francesco Cocomile, Consigliere
Maria Colagrande, Referendario, Estensore
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria ColagrandeGiacinta Serlenga


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Tuesday, January 09, 2018

Monday, January 08, 2018

Saturday, January 06, 2018

ITALCEMENTI

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Sicilia, Musumeci accusa: “La Regione ha 8 miliardi di debiti. Terreno minato che peserà sull’attività del governo”

Sicilia, Musumeci accusa: “La Regione ha 8 miliardi di debiti. Terreno minato che peserà sull’attività del governo”








Il neogoveratore convoca una conferenza stampa per "fare una operazione verità" sullo stato di salute delle casse dell'isola.  L'assessore al Bilancio: "Il debito costa 360 milioni di interessi all’anno. Mentre i debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Non sappiamo quale sia la cifra esatta dei debiti fuori bilancio"




Un disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni di euro e un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro. È la fotografia, seppur ancora parziale, dei conti della Regione Siciliana fatta da una commissione tecnica incaricata dal governo di Nello MusumeciNumeri, che per la verità, sono stati resi noti più volte dalla Corte dei conti e pubblicati anche dal fattoquotidiano.it. Il neo presidente, però, ci ha tenuto a convocare una conferenza stampa per “fare una operazione verità” sullo stato di salute delle casse dell’isola.
“Sui conti della Regione ci muoviamo su un terreno minato. Mi risulta che alcuni beni immobili non sono stati neppure accatastati. Non sono stati neppure individuati gli obiettivi programmatici finalizzati a ridurre il debito pubblico”, ha attaccato Musumeci, che si è presentato in conferenza stampa insieme a Gaetano Armao, tornato assessore al Bilancio dopo esserlo stato durante il governo di Raffaele Lombardo. “Il debito di otto miliardi costa alla Regione 360 milioni di interessi all’anno. Mentre i debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Non sappiamo quale sia la cifra esatta dei debiti fuori bilancio”, ha spiegato lo stesso Armano, che poi ha annunciato il rinegoziamento di alcune operazioni finanziarie fatte dai governi della Regione negli ultimi vent’anni anni per abbattere gli interessi che incidono sulle casse pubbliche per 360 milioni all’anno. Per quanto riguarda il disavanzo, il vice di Musumeci ha sottolineato che “le coperture ci sono anche se discutibili“. 

Il governo, in pratica ha messo le mani avanti.  “Con un bilancio come quello illustrato oggi noi non possiamo farci troppe illusioni, almeno per i prossimi tre anni, questa situazione contabile peseràassai sull’attività del governo. Abbiamo il dovere di dirlo per non alimentare aspettative. Dobbiamo contenere la spesa pubblica e dobbiamo pensare a investimenti per alimentare la crescita e i consumi e, quindi, l’occupazione”, ha detto il presidente eletto dal centrodestra. Che ha poi anticipato l’intenzione di riaprire i negoziati con lo Stato, per ottenere la piena attuazione delle norme dello statuto autonomistico in materia fiscale e finanziaria. Nelle trattative il governo vuol portare anche la riparametrazione del contributo che la Sicilia versa per il risanamento della finanza pubblica e aprire un confronto sul cofinanziamento alla spesa sanitaria. In pratica saranno cancellati gli accordi siglati con Roma dall’ex governatore Rosario Crocetta per l’Irpef e l’Iva. Crocetta, però, aveva rinunciato in cambio ai ricorsi davanti alla Consulta.







L’Ars mette da parte la nuova legge elettorale per i Comuni e Crocetta rispolvera Fiumefreddo a Riscossione Sicilia


Di fatto, a Sala d’Ercole, è volata via una settimana politica e parlamentare all’insegna del nulla mescolato col niente. E’ stata riapprovata una legge sulle Province che verrà contestata da Roma. Mentre Crocetta ha riproposto al vertice di Riscossione Sicilia l’uomo che, in Tv, ha sputtanato mezza Assemblea regionale siciliana, PD siciliano compreso. Risultato: invece di discutere di cose serie, i dirigenti del PD attaccheranno Crocetta. ‘Inchiummata’ la nuova legge elettorale sui Comuni. E via libera all’Autorità Portuale imperniata su Augusta (‘trombata’ Messina)
Recita un celebre motivo di Lucio Dalla: 
“Con un’aria da commedia americana sta finendo anche questa settimana. Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna…”.
Non sappiamo se quella andata in scena questa settimana all’Assemblea regionale siciliana sia stata una commedia americana: ma una commedia lo è stata di certo. Una commedia del nulla: perché una settimana politica e parlamentare è volata via all’insegna del nulla.
Che spettacolo penoso, ragazzi! Pronto accomodo, la presidenza dell’Ars, ancora una volta, ha nascosto la mozione che dovrebbe obbligare il presidente della Regione a ridiscutere con Roma il ‘Patto scellerato’ che ha fatto perdere alla Sicilia ‘solo’ 5 miliardi di Euro. E’ l’accordo siglato nel Giugno del 2004 dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, con il Governo Renzi. Accordo con il quale Rosario da gela ha, di fatto, regalato a Roma 5 miliardi di Euro che una sentenza della Corte Costituzionale ha riconosciuto alla Regione siciliana.
Ma Crocetta ha rifiutato. Con questi soldi la Regione non vivrebbe i drammatici problemi che vive oggi. Ma i problemi non li vivono né Crocetta, né i parlamentari di Sala d’Ercole. Li vivono i Comuni, le ex Province e le tante categorie lasciate senza risorse finanziarie. Cosa volete che gliene freghi a questi politici dei problemi veri?
Sia chiaro: la mozione eventualmente approvata dall’Ars per impegnare il presidente Crocetta a ridiscutere il ‘Patto scellerato’ non sarebbe risolutiva: sarebbe solo un segnale politico a Roma. Ma Renzi non vuole nemmeno questo disturbo. E la presidenza dell’Ars si adegua. Squallore istituzionale e politico.
Per il resto, dicevamo, una settimana politica e parlamentare all’insegna del nulla mescolato col niente. Riapprovata una legge inutile sulle Province (come vi abbiamo raccontato qui). Con il presidente Crocetta che ieri ha riconfermato l’avvocato Antonio Fiumefreddo al vertice di Riscossione Sicilia spa, questa volta nel ruolo di amministratore delegato.
Fiumefreddo ha sputtanato in Tv la stragrande maggioranza dei parlamentari dell’Ars, definendolo evasori. E Crocetta, come se non fosse successo nulla, l’ha riconfermato.
Il ragionamento del presidente della Regione si riassume in una sola domanda: tanto i parlamentari dell’Ars che cosa mi possono fare? Una mozione di sfiducia? E loro vanno a casa con me. E siccome nessuno, a Sala d’Ercole, vuole rinunciare a oltre un anno e mezzo di diaria parlamentare, io, Rosario Crocetta, rinomino Fiumefreddo e vado avanti.
Il PD farà storie? Si sono presi quasi tutto. Sono un presidente della Regione più che dimezzato. Mi sono tenuto solo Sicilia-E Servizi spa dove ho sistematoAntonio Ingroia, e Riscossione Sicilia spa, dove ho rimesso Antonio Fiumefreddo. Quanto ai parlamentari dell’Ars e al PD, beh, si possono attaccare al tram. Tanto a Palermo ormai un tram c’è: mezzo ‘sgarrupato’, che serve meno dell’1 per cento dei cittadini di Palermo: ma c’è: a questa tram, se vogliono, si possono attaccare i deputati dell’Ars che mi criticano e lo stesso segretario regionale del PD siciliano, Fausto Raciti. Ma sì, che sì attacchino tutti al tram…
Raciti e i parlamentari del PD, che non trovano affatto strano che la Sicilia sia stata ‘rapinata’ dal Governo Renzi, trovano insopportabile che Crocetta si sia ‘ribellato’ al PD e abbia rinominato Fiumefreddo. Disobbedire a Raciti, alla bella Alice Anselmo (la capogruppo all’Ars di quello che resta del PD, quella che c’è ma non si vede), a Giovanni Panepinto con la sua barba:
Crocetta, ma che ci combina? Ora tutti i giornali saranno pieni delle dotte considerazioni politiche di Raciti su Fiumefreddo, delle dichiarazioni di Panepinto: già immaginiamo i grandi contenuti politici di queste polemiche…
E oltre la Fiumefreddo story? Dopo mesi di dibattiti nella prima commissione legislativa (Affari istituzionali), quando sembrava che la nuova legge elettorale per i Comuni – scheda unica ed effetto di trascinamento delle liste sul candidato sindaco – sarebbe stata approvata, la presidenza dell’Ars – leggere il presidente Giovanni Ardizzone – ha rimandato il testo alla stessa prima commissione.
Tra quindici giorni, se la commissione non darà notizie, il testo tornerà in Aula. Buona notte!
Di fatto, la nuova legge elettorale per i Comuni siciliani è stata accantonata. Lo scrive sulla propria pagina facebook la parlamentare regionale del PD, Marika Cirone Di Marco:
“Una scelta saggia quella operata oggi dall’Ars (ieri per chi legge ndr), su proposta del PD, di rinviare in Commissione Affari Istituzionali il ddl ‘Modifica di norme in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale’. Saggia per almeno tre motivi, trattandosi di materia incandescente soprattutto in vista di un turno elettorale già fissato per Giugno:
1)dare tempo per ascolto e condivisione con rappresentanti dei Comuni;
2)approfondire in ogni aspetto il ragionamento circa efficacia cd voto di trascinamento;
3)consentire ai gruppi dirigenti e all’elettorato di avere il tempo necessario per assorbire le novità. Per quest’ultima ragione ho presentato un emendamento che nel momento in cui il ddl torni in Aula per la discussione, fissa l’entrata in vigore della legge al 1 gennaio 2017”.
Insomma, addio alla legge elettorale. A Giugno si voterà con la legge elettorale attuale. Quella che ha consetito a Leoluca Orlando di portarsi a casa 30 consiglieri comunali su 50 a Palermo…
Il presidente dell’Ars, Ardizzone, prossimo candidato a sindaco di Messina, potrà candidarsi con la vecchia legge elettorale.
Sempre nella pagina dell’onorevole Cirone Di Marco leggiamo:
Buone notizie. Approvato dalla Conferenza Stato/Regioni il decreto legislativo che istituisce il nuovo sistema delle Autorità Portuali con il riconoscimento della città di Augusta come sede. Si perfeziona con questa essenziale conferma la scelta strategica sostenuta con determinazione dal Ministro Delrio a favore del nostro territorio, frutto di una sinergia tra comunità locale, deputazione, portatori di interesse. I prossimi passaggi riguarderanno l’esame del provvedimento da parte delle Commissioni di merito di Camera e Senato. Resta ampio margine per una decisa iniziativa della Regione protesa a richiedere l’ampliamento dei confini dell’Autorita Portuale verso la Targia e Pozzallo. A questo obiettivo occorre porsi con lungimiranza, vincendo resistenze miopi, nel rispetto della logica e degli interessi convergenti di quel Distretto del Sud Est, le cui caratteristiche e potenzialità si affermano ogni giorno di più”.
Insomma, addio all’Autorità Portuale che avrebbe dovuto vedere assieme Messina con Gioia Tauro.

I 5.000.000.000 DI EURO CHE LA SICILIA REGALA A RENZI 
IL 15 DICEMBRE 2016 MUSUMECI ONOREVOLE ARS SICILIA?.......... La Sicilia e il Bilancio a metà: questa volta la Regione è fallita davvero? Crocetta pensa alla fuga?



Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ieri durante la conferenza dei capigruppo dell’Ars, ha ipotizzato di un Bilancio 2017 ‘tecnico’ da approvare entro la fine di quest’anno. Rinviando tutto il resto ai prossimi mesi. Motivo: garantire la proroga dei precari. Dietro questa mossa si celano due possibili scenari…   
La notizia, piuttosto bizzarra, circola da qualche giorno. Ma ieri è stata ufficializzata durante i lavori della conferenza dei capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana. L’idea è del presidente della Regione, Rosario Crocetta: approvare entro il 31 dicembre un mezzo Bilancio 2017 ‘tecnico’, rinviando al prossimo anno quello che, prima della riforma, si chiamava Finanziaria (da qualche anno Bilancio e Finanziaria si chiamano legge di stabilità). L’idea, solo apparentemente strampalata, è, in realtà, una mossa politica che postula due possibili scenari.
Primo scenario: il presidente della Regione sa che, con la riforma della contabilità pubblica (il Decreto nazionale n. 118) non può inserire la proroga dei precari in un eventuale disegno di legge sull’esercizio provvisorio. Gli serve una legge di Bilancio per il 2017. Attenzione: si parla di proroga tecnico-giuridica, perché i soldi per pagare i precari nel 2017 chissà quando arriveranno: basti pensare che dei 180 milioni di Euro per pagare i precari di quest’anno non c’è ancora traccia).
Detto questo, senza legge di Bilancio 2017 i precari non potrebbero avere il rinnovo del contratto.
Secondo scenario: il governatore della nostra isola ha capito che il gioco sui conti pubblici della Sicilia si è fatto pesante: non si può pensare di tenere migliaia di persone senza soldi dicendogli:
“La legge per pagarti c’è, manca la ‘cassa’. Appena entrano i soldi paghiamo”.
Il gioco folle è stato condotto fino ad oggi: ma, ad oggi, almeno la metà della Sicilia che dipende dalla Regione aspetta i soldi del 2016 (e, in alcuni casi, anche i soldi del 2015!).
Così il presidente Crocetta, una volta ‘acchiappato’ il Bilancio ‘tecnico’ 2017 – che l’Ars dovrebbe approvare subito con la scusa che bisogna salvare i lavoratori precario – rassegnerebbe le dimissioni, mandando a casa tutta l’Ars. Idea folle?
Non esattamente. In queste ore il timore di molti deputati di Sala d’Ercole – così si sussurra – sarebbe proprio questo: che Crocetta, una volta ‘incassata’ mezza manovra, saluti tutti e se ne torni a casa. Fuiiri è briogna, ma è sarvamentu ‘i vita, si usa dire in Siciliano (Fuggire è vergogna, ma in certe occasioni con la fuga si salva la vita).
Perché Crocetta dovrebbe ‘fuggire’? Forse perché si rifiuterebbe di andare avanti mentre in Sicilia il disagio sociale cresce? O forse Roma gli chiede di firmare un terzo ‘Patto scellerato’ e lui, questa volta, non ne vuole sapere?
Il presidente di accordi che hanno penalizzato i Siciliani ne ha già firmati due: uno nel giugno del 2014 e il secondo nel giugno di quest’anno. Entrambi firmati con il Governo Renzi. In entrambi ha ceduto a Roma soldi dei Siciliani e, nel secondo caso, anche ‘pezzi’ di Autonomia siciliana (per la precisione, autonomia finanziaria).
Noi scriviamo spesso di questi ‘Patti’. Il fatto che la televisione non ne abbia mai parlato non significa che non esistono. Purtroppo esistono e sono in vigore. E si vede.
Crocetta sa che la situazione finanziaria della Regione e, in generale, di tutto il sistema Sicilia è disastrosa.
La Regione ha un indebitamento di oltre 8 miliardi di Euro.
Tutto il ‘sistema Sicilia’ – mettendo dentro Comuni, ex Province, enti e società regionali, comunali e provinciali, più la stessa Regione – ‘viaggerebbe’ con un indebitamento di oltre 20 miliardi di Euro.
Tutto questo mentre ancora bisogna pagare ai Comuni una parte del 2015 (tra questi i già citati 180 milioni di Euro per i precari che esistono solo sulla carta) e tutto il 2016: con che faccia si vanno a programmare i fondi da erogare ai Comuni dell’Isola per il 2017 sapendo che questi soldi non ci sono?
Ci sono, poi, le ex Province ‘riformate’, ma senza nemmeno i soldi per pagare i dipendenti. Ex Province che, appunto perché senza soldi, hanno abbandonato le strade provinciali. Incredibile la denuncia della CGIL su quello che succede nelle strade provinciali di Palermo:

Dossier CGIL sulle strade provinciali di Palermo abbandonate: più incidenti e più morti rispetto al resto d’Italia

La situazione è uguale anche nelle strade provinciali delle altre otto province dell’Isola. Magari non ci sarà lo sfascio che si registra nel Palermitano, ma la situazione è, nel complesso, grave.
Le ex Province si occupavano anche della manutenzione degli edifici scolastici. Le opere di manutenzione vengono effettuate o sono state abbandonate? In ogni caso, c’è la responsabilità della Regione.
Non va meglio nella gestione dei beni culturali, dove ormai mancano perfino i soldi per tenere aperti i musei a Natale e a Capodanno, come potete leggere nel seguente articolo:

Roma ha scippato i soldi alla Regione che, adesso, chiude i Musei a Natale e a Capodanno!

Per non parlare delle società regionali, dove ci sono dipendenti che aspettano gli stipendi da 18 mesi, come potete legere di seguito:

 Il dramma dei lavoratori siciliani massacrati da Renzi e dal PD. Sviluppo Italia Sicilia: senza stipendi da 18 mesi

E’ vero il primo scenario o il secondo?
In favore del secondo scenario c’è un aspetto non secondario che merita una breve digressione.
Già da qualche anno – anche se questo aspetto non viene molto ‘gettonato’ – la Regione mette nel Bilancio solo alcune spese: i costi del personale, la sanità e i fondi per le rate dei mutui, più gli obblighi di legge. Tutto il resto va in Finanziaria.
In pratica, nella Finanziaria vanno le spese per le quali mancano spesso le coperture.
Questo modo di legiferare è forzato. Anzi, è più che forzato: è ai limiti di legge, se non oltre.
Lo scorso anno, ad esempio, fra le entrate della Finanziaria, sono stati inseriti 500 milioni di Euro che sarebbero dovuti arrivare dallo Stato. Soldi che sono stati inseriti nel già citato ‘Patto scellerato’ firmato da Crocetta lo scorso Giugno.
Nella legge regionale di stabilità 2016 questi 500 milioni sono postati come entrate. Ma nel ‘Patto’ c’è scritto che possono essere presi solo per pagare gli stipendi e poi debbono essere restituiti.
Insomma, i conti economici della Regione, ormai, sono tutti inturciuniati, come si usa dire dalle nostre parti. Buona parte delle entrate sono fondate su una sorta di gioco degli specchi: i soldi ci sono perché la legge li prevede, ma manca la ‘cassa’. Il problema è che la ‘cassa’ non si materializza più nemmeno nell’anno successivo: da qui le tante categorie sociali che non vedono soldi da mesi, se non da oltre un anno.
E’ un gioco diventato pericoloso. Perché nel frattempo la vecchia politica siciliana promette: promette l’arrivo dei soldi a chi li aspetta, promette le stabilizzazioni ai precari, promette il posto agli ex sportellisti, promette altri soldi per la Formazione professionale, promette perfino nuovi concorsi (e c’è persino chi ancora ci crede!).
Non ci sarebbe da stupirsi se Crocetta voglia togliere il disturbo prima che la montagna di promesse (ma anche il crescente disagio sociale che potrebbe trasformarsi in proteste di piazza) gli crolli addosso…


5 MILIARDI DI EURO, 8 MILIARDI DEBITO, BACCEI, CITTA' METROPOLITANE, CROCETTA, FARAONE, FIUMEFREDDO, INGROIA, LUMIA, Orlando, RENZI, RISCOSSIONE SICILIA, SENTENZA 255 2014 CORTE COSTITUZIONALE,